@pezzidisannio - Il Beneventano in pillole

La provincia di Benevento oltre le cartoline: esploriamo un'area d'Italia pronta a sorprendere. By @coso_li. #pezzidisannio per i vostri contributi.
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Un interessante dietro le quinte della festa del grano di Foglianise, che condividiamo volentieri:
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Fare un carro di grano è un compito assai complesso e laborioso. Noi lo abbiamo reso ancor più difficoltoso.

Grazie alla libera scelta concessa dal nuovo Comitato Festa, abbiamo deciso di fare un lavoro originale, utilizzando spighe di grano autoctono e cercando di abbattere i costi.

È stata una bella sfida, considerando anche i vari impegni di ognuno di noi e per le distanze chilometriche dei fuorisede.

Alla fine, dopo tante difficoltà e qualche dissapore, siamo riusciti nell'intento di realizzare qualcosa di impattante, considerata la tematica affrontata.

Ciliegina sulla torta: la donazione della struttura al prestigioso ospedale Meyer di Firenze.

Personalmente, vorrei ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al progetto; a titolo gratuito e con tanta pazienza.
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Un interessante "dietro le quinte" della festa del grano di Foglianise, che condividiamo volentieri: . "Fare un carro di grano è un compito assai complesso e laborioso. Noi lo abbiamo reso ancor più difficoltoso. Grazie alla libera scelta concessa d

Festa Del Grano - Foglianise
L'ormai distrutta guglia di Notre Dame di Parigi, la cattedrale di Matera nell'anno che vede la città lucana capitale europea della cultura, le macchine ideate da Leonardo da Vinci in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua scomparsa: questo ed altro si è visto nell'edizione 2019 della festa del grano di Foglianise. Con un po' di ritardo, ecco una selezione di nostre foto.
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L'ormai distrutta guglia di Notre Dame di Parigi, la cattedrale di Matera nell'anno che vede la città lucana capitale europea della cultura, le macchine ideate da Leonardo da Vinci in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua scomparsa: qu

Festa Del Grano - Foglianise
Il borgo arroccato di Montefalcone di Val Fortore ha un'aria tranquilla e fuori dal tempo. L'intero paese, per secoli caratterizzato da una vita agricola piuttosto povera, continua ad essere dominato dalla semplicità delle sue costruzioni. Del resto, anche se il terremoto del 1962 non ha stravolto il paese, in seguito ad esso sono state ricostruite completamente due delle tre chiese del centro, apparentemente senza causare grande sgomento. Non c'è più neanche il suo castello, già abbattuto in parte nel 1809; ne restava ancora una torre nelle foto di inizio Novecento, che però sparisce in quelle di qualche tempo dopo.

Passeggiando fra i pochi ruderi che ne rimangono si ha un'ampia veduta sulle colline circostanti, dove i campi si alternano con i boschi. In foto è anche l'unica chiesa non ricostruita dopo il 1962: la piccola chiesa di San Filippo, che è stata comunque abbandonata dopo il terremoto e, ad oggi, non è più usata per il culto. Il piccolo edificio ebbe origine verso il XVII secolo: era una cappella distaccata della chiesa arcipretale di San Pietro, utilizzata da una confraternita. Crollata la chiesa di San Pietro con il terremoto del 1805, la chiesetta di San Filippo assunse il ruolo di chiesa parrocchiale, e lo tenne fino al nuovo sisma.

Sopra il portale della chiesa è una nicchia che ospitava una raffigurazione in maiolica della Madonna delle Grazie, datata 1784. Le maioliche sono state rimosse in attesa di restauro, e se ne può osservare una foto nel Museo Civico. Il campanile attuale risale al 1751. I locali sottostanti la chiesa hanno asservito alla funzione di ospedale dei pellegrini, e poi di Monte Frumentario.
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Il borgo arroccato di Montefalcone di Val Fortore ha un'aria tranquilla e fuori dal tempo. L'intero paese, per secoli caratterizzato da una vita agricola piuttosto povera, continua ad essere dominato dalla semplicità delle sue costruzioni. Del resto,

Montefalcone di Val Fortore
Buon san Lorenzo a tutti! Inauguriamo la giornata con il quadro della Madonna della Misericordia con san Lorenzo (a sinistra) e sant'Amando (a destra), custodito nella chiesa madre di San Lorenzo Maggiore. Per l'opera sono state suggerite un'attribuzione a Giuseppe Castellano, famoso pittore tardo barocco napoletano, e una datazione al 1714.
Aspettiamo le vostre foto delle stelle cadenti! 
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 GRAZIE A @rinogillo
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Buon san Lorenzo a tutti! Inauguriamo la giornata con il quadro della Madonna della Misericordia con san Lorenzo (a sinistra) e sant'Amando (a destra), custodito nella chiesa madre di San Lorenzo Maggiore. Per l'opera sono state suggerite un'attribuz

San Lorenzo Maggiore
Piazza Cardinal Pacca è la ferita più evidente che i bombardamenti del 1943 hanno lasciato a Benevento: i vicoli si interrompono in favore di un enorme spazio vuoto, rimasto poi un triste parcheggio. In fondo alla piazza è un muro, parte della cinta muraria messa in piedi prima che fosse fortificato anche l'attuale Triggio. Mentre in fondo a sinistra, si scorge un'area recintata e abbandonata. Lungo questo fronte sorgeva uno dei più grandi edifici di Benevento: il monastero di San Pietro delle Monache.

In età romana questa zona era parte del foro principale della città. Nell'area recintata, infatti, sono i resti di un edificio termale: l'ipocausto (l'area riscaldata sotto il pavimento) e un grande muro, poi modificato. Questo si è preservato perché la chiesa del monastero fu impiantata in corrispondenza delle terme. L'edificio è stato datato al II secolo d.C. e potrebbe corrispondere ad uno stabilimento che le iscrizioni chiamano Terme Commodiane.

Sembra che il monastero delle monache esistesse già nel VIII secolo. Si sa infatti di una controversia di qualche secolo dopo, in cui la badessa di San Pietro pretendeva di avere potere anche sul monastero di Santa Maria a Porta Somma, e avrebbe motivato questo diritto esibendo una concessione da parte del duca longobardo Liutprando.

Santa Maria a Porta Somma fu chiuso nel 1321 per costruire, al suo posto, la Rocca dei Rettori: così San Pietro ricevette non solo le monache, ma anche le ricchezze e i fondi terrieri, del monastero soppresso. Le religiose godetter allora di un lungo periodo di prosperità grazie alle rendite dei loro terreni, concentrati nell'attuale Sant'Angelo a Cupolo.

Il monastero di San Pietro delle Monache fu chiuso nel 1865, insieme agli altri ordini religiosi. Nel 1874 fu insediata nell'edificio la manifattura statale dei tabacchi, che vi rimase fino alla distruzione nel 1943. Sia la chiesa che il monastero erano stati modificati più volte, e non ne rimane quasi nulla; del resto, la chiesa era stata già depredata in seguito alla sua chiusura. L'unica fonte da cui conosciamo il suo aspetto è una seppia di Achille Vianelli.

Ne abbiamo scritto su Wikipedia:
Monastero di San Pietro delle Monache
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Piazza Cardinal Pacca è la ferita più evidente che i bombardamenti del 1943 hanno lasciato a Benevento: i vicoli si interrompono in favore di un enorme spazio vuoto, rimasto poi un triste parcheggio. In fondo alla piazza è un muro, parte della cinta

Benevento, Italy
Il Rio Grassano è un breve corso d'acqua che nasce alle falde del monte Pugliano, non lontano dalle terme di Telese, per confluire nel fiume Calore nel mezzo della piana telesina. Le sue sorgenti si trovano in territorio di San Salvatore Telesino e consistono in cinque punti tramite cui l'acqua affiora, limpida, direttamente dalle fratture nel fondo roccioso sottostante. Il corso d'acqua è circondato da alberi, fra cui prevalgono i pioppi, ed è inserito in una zona naturale molto gradevole, allestita come parco.

Gli studi compiuti nel corso di circa un secolo hanno dimostrato che le sorgenti del Grassano, come anche quelle di Telese, sono alimentate dalle falde acquifere della porzione sud-orientale del massiccio del Matese. Queste falde sono responsabili anche del fenomeno carsico sul monte Pugliano noto come puri: una serie di cedimenti del terreno che danno luogo ad avvallamenti di forma più o meno circolare (non diversamente dal famoso lago di Telese). Le sorgenti del Grassano, però, si distinguono dalle altre telesine per svariati motivi: innanzitutto perché sono le uniche che erano menzionate già nel XII-XIII secolo, mentre gli altri affioramenti sono sorti perlopiù con il terremoto del 1349; poi perché sono acque ricche di bicarbonato di calcio, ma non di zolfo, che caratterizza le sorgenti di Telese: queste ultime, non a caso usate a scopo termale, probabilmente si connettono a falde più profonde.

Inoltre, le acque del Grassano sono note per essere fredde: in media scaturiscono con una temperatura sotto i 12°C. Sono eloquenti le parole con cui ne parlava Leandro Alberti nella sua Descrittione di tutta Italia (1561): «Ha principio un fiume in questa città [Telese], di tanta freddezza, che non vi nasce alcun pesce». In effetti, nel parco del Grassano si vede subito che la sua fauna è piuttosto scarna (solo nutrie e uccelli d'acqua).
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Il Rio Grassano è un breve corso d'acqua che nasce alle falde del monte Pugliano, non lontano dalle terme di Telese, per confluire nel fiume Calore nel mezzo della piana telesina. Le sue sorgenti si trovano in territorio di San Salvatore Telesino e c

Parco del Grassano
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Il centro di Torrecuso si stringe attorno ad un cocuzzolo fra il Taburno, la Valle Vitulanese e quella Telesina. Ha un inconfondibile carattere di centro murato medievale, con tre elementi principali: l'ex castello, la chiesa parrocchiale e - forse quello più evidente - la basilica dell'Annunziata. Quest'ultima, particolarmente cara ai paesani, è stata riaperta nel 2018 dopo una lunga sessione di lavori.

Una peculiarità dell'Annunziata di Torrecuso è che a lungo non è stata dipendenza dell'arcidiocesi di Benevento come la parrocchia, ma della basilica romana di San Giovanni in Laterano. Quest'ultima, infatti, ottenne il suolo nel 1450, con una donazione da parte del torrecusano Nicola di Pietro di Ruggero. La Universitas (la comunità dei cittadini) di Torrecuso chiese appassionatamente la costruzione di un luogo di culto in tale luogo, e i Lateranensi gliela concessero nel 1451. Fu così eretta la chiesa, con una cappella di San Liberatore (poi spostata in montagna) e un ospedale: i lavori ebbero luogo nel 1453. L'Annunziata ebbe quindi un ruolo assistenziale per Torrecuso: oltre alla presenza dell'ospedale qui venivano sepolti i defunti, e nel 1723 vi fu fondato un Monte Frumentario (ente che concedeva grano a prestito). La basilica godeva di rilevanti proprietà terriere, in cui già nei secoli XVII-XVIII la vite aveva un posto privilegiato.

La presenza di questa specie di exclave lateranense a Torrecuso, che leniva le miserie della popolazione diventando un importante punto di attrazione, attirò i fastidi sia dei regnanti napoletani che degli arcivescovi di Benevento, che più di una volta tentarono di assorbirla sotto le proprie pertinenze.

La basilica conserva, di base, una sobria impostazione rinascimentale. La facciata ebbe qualche rimaneggiamento barocco nel XVII secolo e con lei anche l'alto campanile. L'interno è scandito in tre navate, e l'occhio dell'osservatore è diretto verso la pala d'altare: una Annunciazione, anch'essa rinascimentale e inquadrata in una imponente cornice dorata. Notevoli anche l'altare della Circoncisione e i crocefissi. A lato è l'ex ospedale, poi cappella della Confraternita del Purgatorio.
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Il centro di Torrecuso si stringe attorno ad un cocuzzolo fra il Taburno, la Valle Vitulanese e quella Telesina. Ha un inconfondibile carattere di centro murato medievale, con tre elementi principali: l'ex castello, la chiesa parrocchiale e - forse q

Torrecuso
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Lungo la stradina che costeggia il monte Castello, in cima al centro abitato di Arpaia, si trova un'antica chiesetta, nota come Annunziatella della Corte. Vicinissima al convento della Madonna delle Grazie, condivide con la chiesa di quest'ultimo il triste destino di essere trascurata e inaccessibile da decenni. Per la verità, l'Annunziatella conosce da secoli un utilizzo a singhiozzo: era abbandonata nel 1534, e fu rimessa in sesto a fine secolo dalla famiglia Gaudino. Di nuovo abbandonata dopo i terremoti del 1688 e del 1702, fu restaurata nel 1744 e in seguito fu officiata irregolarmente. È dagli anni '60 che non è più utilizzata per il culto.

La chiesa ha una semplice pianta con due campate a crociera gotiche; in fondo ad esse è l'abside, quasi completamente nascosto da un altare in muratura del XVIII secolo. Nel 1973, sulle mura dell'abside è emerso un ciclo di affreschi, ancora oggi sorprendente anche se in passato era stato spicconato per potervi stendere sopra il nuovo strato di intonaco.

Al centro della composizione è un riquadro raffigurante Madonna con il Bambino; ai due lati di esso sono dei santi, raffigurati frontalmente in fila. Quel che si vede ora sembra il risultato di  stratificazioni effettuate in tempi diversi, ma è stata suggerita una datazione al XIV-XV secolo per le immagini dei santi, e al XV-XVI per il riquadro centrale. Meno riuscita sembra la scena dell'Annunciazione, dipinta nel catino absidale forse in una fase successiva.

Non sappiamo quanto sia antica la chiesa, anche se un'ipotesi vuole identificarla con la chiesa di Santa Maria del Giogo, che nei documenti appare mantenuta da una comunità di monaci già nel 1106: la strada che la costeggia porta oggi questo nome. Secondo gli eruditi del XVIII-XIX secolo, il giogo in questione sarebbe quello sotto cui l'esercito romano fu costretto a passare per essere umiliato, nell'episodio delle Forche Caudine.
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Lungo la stradina che costeggia il monte Castello, in cima al centro abitato di Arpaia, si trova un'antica chiesetta, nota come Annunziatella della Corte. Vicinissima al convento della Madonna delle Grazie, condivide con la chiesa di quest'ultimo il

Arpaia
Caldo? Abbiamo conservato la foto giusta per l'occasione.  Questo è il centro storico di Sassinoro.
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Sassinoro
Ancora un traguardo per la nostra pagina, e questa volta è davvero speciale  ancora una volta, grazie a tutti!

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Ancora un traguardo per la nostra pagina, e questa volta è davvero speciale ancora una volta, grazie a tutti! #5000followers #grazie #pezzidisannio #sannio #benevento

Benevento Nascosta è una bella iniziativa di pubblicazione del patrimonio storico più ignoto di Benevento su Facebook. Le principali due (ri)scoperte divulgate dall'ideatore, Maurizio Bianchi, riguardano ambienti sotterranei di proprietà privata nel centro storico: un complesso di età romana, di cui tratteremo in seguito, e uno medievale.

Questa seconda area archeologica si trova di fianco ai muri di recinzione dell'ex convento delle Suore Orsoline, in aderenza alla cinta muraria della città: infatti di essa fa parte anche una torre del XV secolo, poi riutilizzata come fornace per la calce e infine parzialmente crollata. E' sorprendente un lungo tunnel, di cui sono percorribili 70 metri ma mozzato, da ambo i lati, da fondamenta di nuove costruzioni. Si sono conservate stanze di un'abitazione, delle nicchie che dovevano essere ambienti di servizio, dei pozzi.

Non sembrano disponibili analisi specialistiche su questi ambienti, perciò non siamo in grado di fornire ipotesi sulla loro origine o destinazione d'uso. Fa eccezione il vano più profondo, ove si trova una necropoli di età longobarda. Pur essendo stata molto danneggiata in epoche successive al suo impianto, è questa la parte dello scavo che ha fornito i reperti più interessanti.

Sono emersi più oggetti di valore, a testimoniare che era luogo di sepoltura di personaggi di potere. Certamente va in questa direzione il rinvenimento di uno stampo per sigillare documenti, a forma di anello, in una tomba che peraltro era stata già violata secoli fa. Attorno ad un volto si legge AVTO, probabilmente il suo nome. La raffigurazione ha un carattere spiccatamente arcaico e germanico, che ha fatto pensare ad un personaggio vissuto nel VII secolo, e facente parte della corte dei duchi longobardi che forse si trovava qui prima di trovare posto nel Piano di Corte. Nella stessa necropoli erano altri gioielli, come una croce ed una fibbia d'argento ed un anello a decorazioni animali. [Tutte le foto di M. Bianchi con licenza CC-BY-NC-ND. Disegno del sigillo di R. Rachini da I signori degli anelli a cura di S. Lusuardi Siena, 2004]
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"Benevento Nascosta" è una bella iniziativa di pubblicazione del patrimonio storico più ignoto di Benevento su Facebook. Le principali due (ri)scoperte divulgate dall'ideatore, Maurizio Bianchi, riguardano ambienti sotterranei di proprietà privata ne

Benevento, Italy
️ Anche quest'anno, inauguriamo luglio con i biondi campi della Valfortore.
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Montefalcone di Val Fortore
Al confine con il Molise, disperso fra colline una volta ricoperte di boschi (e ora solo punteggiate) è Castelpagano. In fondo ad un accurato reticolo di stradine, delineate da casette a schiera, si trova un poggio che ospita il suo nucleo medievale.

Il paese avrebbe origine tardoantica o longobarda: è abbastanza accettato che il suo nome voglia significare che esso fu un pagus (villaggio agricolo) dotatosi di una fortificazione. Lo si trova per la prima volta nei documenti di metà XII secolo, posseduto da un signore normanno insieme al vicino borgo di Sant'Angelo di Radiginosa, non più esistente. Anzi, quest'ultimo forse fu più antico e importante di Castelpagano, perché il feudatario aveva preso il nome di Umberto di Sant'Angelo. Poi i rapporti di forza fra i due paesi si modificarono, ma entrambi sono rimasti piccoli a lungo. Il terremoto del 1456 deve aver condannato Sant'Angelo alla fine, e aver indotto la sua popolazione a concentrarsi a Castelpagano.

In cima al primo nucleo del paese si trovano la chiesa del SS. Salvatore - di origine longobarda, ma ricostruita innumerevoli volte - e soprattutto il grande palazzo ducale, che mostra chiaramente di essere stato un castello. Una prima costruzione in pietra potrebbe risalire all'anno 1087, come si legge su una lapide ai suoi piedi; però il suo elemento più antico rimasto è il portale, dell'inizio del XIV secolo. Evidentemente il castello in quel periodo fu reso più confortevole ad uso del signore: forse lo volle Filippo di Santacroce, uomo politico e militare che fu caro al re napoletano Roberto d'Angiò. Di età angioina sarebbero anche alcuni dei muri rinforzati a scarpa. Il castello fu danneggiato dal terremoto del 1688, che lesionò il banco di pietra sottostante. Si ebbe un importante restauro: vicino al portone, infatti, si legge una data 1754.

Il centro antico di Castelpagano è perlopiù abbandonato, ma conserva qualche casa medievale. Si è persa la cinta muraria, inclusa la porta che conduceva al castello; rimane solo una torre mozza sul versante posteriore, attribuità all'età normanna.
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Al confine con il Molise, disperso fra colline una volta ricoperte di boschi (e ora solo punteggiate) è Castelpagano. In fondo ad un accurato reticolo di stradine, delineate da casette a schiera, si trova un poggio che ospita il suo nucleo medievale.

Castelpagano
 L'Infiorata del Corpus Domini, ovvero la tradizione popolare di decorare le strade con disegni realizzati con i petali e altri materiali colorati di origine vegetale, è diffusa un po' in tutta Italia. In Campania i portabandiera di questa usanza sono i comuni sanniti di Cusano Mutri e Sant'Agata de' Goti - che comunque, pur essendo i più famosi, non sono certo gli unici luoghi della provincia di Benevento a mantenerla con passione. Non sembra che esistano tentativi di stabilire le origine e l'evoluzione dell'infiorata nei due comuni; quindi ci limitiamo a lasciarvi con alcune foto dell'infiorata cusanese dello scorso anno - si ripeterà domani, domenica 23 giugno - e di quella santagatese di quest'anno - avvenuta giovedì 20, e condivisa da @checasacerchi.
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L'Infiorata del Corpus Domini, ovvero la tradizione popolare di decorare le strade con disegni realizzati con i petali e altri materiali colorati di origine vegetale, è diffusa un po' in tutta Italia. In Campania i portabandiera di questa usanza son

Province of Benevento
Non è solo un rilassante campo di papaveri, quello che vi mostriamo oggi: queste sono le pendici del monte Acero, viste dalla strada provinciale vicino a Massa di Faicchio. Dove i fiori spontanei finiscono e inizia il pendio della montagna, è un'interessante area archeologica altomedievale: quella della chiesetta di San Pietro, distrutta forse dal terremoto del 1688.

I documenti non dicono quasi nulla sull'edificio religioso, ma molto è stato ricavato dalle indagini effettuate pochi anni fa. Una prima chiesetta fu costruita già fra il VI e il VII secolo, a servizio di qualche piccolo villaggio agricolo. Del primo edificio non rimane molto, perché la chiesa fu completamente ricostruita fra il VIII e il IX secolo: non solo per servire un centro abitato un po' più grande e stabilizzato - la concentrazione della popolazione nell'attuale centro di Faicchio sembra essere avvenuta solo secoli dopo - ma anche perché si trovava su un percorso stradale relativamente importante, una variante dell'antica via Latina che collegava Alife e Benevento.

Quando si affermò la tradizione dei pellegrinaggi verso il santuario di San Michele nel Gargano e verso la Terra Santa, anche questa chiesetta si trovò ad accogliere discrete quantità di fedeli, probabilmente attratti dalle reliquie di qualche santo: sotto il luogo che doveva essere dell'altare era una sepoltura, ben evidenziata da due rampe di scale che vi discendevano.

Altre ristrutturazioni subì la chiesa nei secoli successivi, ma di esse sono rimaste tracce misere. Gli scavi del pavimento hanno messo alla luce sepolture, la base di un fonte battesimale e di una struttura di separazione a tre archi (simile a quella ancora esistente nella basilica di Prata di Principato Ultra). L'abside conserva un frammento degli affreschi realizzati in età longobarda: un 'velarium', cioè un panneggio simulato. Sopra di esso doveva esservi qualche raffigurazione più interessante, come sembrano suggerire i piedi di alcune figure umane che affiorano ai margini.
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Non è solo un rilassante campo di papaveri, quello che vi mostriamo oggi: queste sono le pendici del monte Acero, viste dalla strada provinciale vicino a Massa di Faicchio. Dove i fiori spontanei finiscono e inizia il pendio della montagna, è un'inte

Faicchio
È arrivato giugno: i paesaggi rurali del Sannio si impongono in tutta la loro bellezza. Ci avete inviato tante foto, ecco la nostra selezione (più una, che pubblicheremo a parte per altri motivi)
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1. Sant'Arcangelo Trimonte
2. San Giorgio del Sannio
3. Ponte
4. Pista ciclabile Paesaggi Sanniti, Benevento
5. Monte Taburno
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È arrivato giugno: i paesaggi rurali del Sannio si impongono in tutta la loro bellezza. Ci avete inviato tante foto, ecco la nostra selezione (più una, che pubblicheremo a parte per altri motivi) . 1. Sant'Arcangelo Trimonte 2. San Giorgio del Sannio

Province of Benevento
San Bartolomeo in Galdo: veduta di via Leonardo Bianchi con il portale gotico della chiesa dell'Annunziata (vedi post precedente)
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San Bartolomeo in Galdo: veduta di via Leonardo Bianchi con il portale gotico della chiesa dell'Annunziata (vedi post precedente) ---- Follow: @pezzidisannio ️ Tag: #pezzidisannio ---- #sanbartolomeoingaldo #fortore #visitsannio #paese #borgo #gotic

San Bartolomeo in Galdo